In un’intervista, Antonino Cannavacciuolo fa delle rivelazioni su quella che è stata la sua infanzia e quello che avveniva a casa sua: un aspetto inedito della sua vita.
“Riscopriamo il gusto. Quello vero”, un appello a tornare quasi all’essenza del cibo e della buona cucina, quello dello chef Antonino Cannavacciuolo, che ospite di un evento ad Asti e in un’intervista si è lasciato andare anche a particolari privati ed emozionanti della sua vita. Il noto chef della televisione, che ha ottenuto ancora una volta un grande successo con Cucine da incubo, sottolinea come sia importante tornare alla tradizione, che è la vera sostenibilità.
Per lui, “ci sono cibi che ormai si trovano tutto l’anno, ma non rispettano le stagioni, non rispettano la natura”, invece alimentano solo il business. Nell’intervista al quotidiano La Stampa, Antonino Cannavacciuolo descrive perfettamente quella che è la sua filosofia del cibo e del mangiare bene, lontana appunto dagli effetti speciali e dalle tendenze che fanno scena ma svuotano il piatto di significato.
C’è spazio per diversi argomenti nel suo intervento di Asti, ma va sottolineato che il focus che ha interessato particolarmente i partecipanti e i lettori del quotidiano torinese riguarda l’aspetto concernente la sua infanzia. Lo chef si è fatto in qualche modo travolgere dai ricordi, facendo emergere aspetti della sua famiglia numerosa. Ha infatti detto: “Le nostre riunioni erano olimpiadi del cibo”, il riferimento alle tavolate affollate di zii, cugini, padelle e profumi.
In quelle occasioni conviviali, è nata la passione per la cucina che si è poi portato avanti nel corso della sua vita, insomma – stando ai racconti di chef Cannavacciuolo – lui stesso ammette di aver imparato a cucinare davvero da giovanissimo, osservando i nonni, ascoltando le storie dei contadini e dei pescatori, e mettendo in pratica successivamente e con il successo che ben conosciamo tutti gli insegnamenti appresi.
Quello di Antonino Cannavacciuolo appare dunque come un messaggio forte soprattutto per chi si affaccia oggi al mondo della ristorazione: i giovani, a suo avviso, piuttosto che ricorrere a tecnica e visibilità, devono imparare anche dalla tradizione, dai valori di tempo e di semplicità degli ingredienti. “La vera ricerca oggi è tornare all’origine del gusto. Solo così si costruisce qualcosa che dura”, dice prima di decantare quello che è il ruolo delle mani in cucina.
Per il noto chef, infatti, nella sua filosofia della cucina, che appunto è riscoperta o ritorno alle tradizioni, “bisogna riscoprire le mani”, che siano operose e ruvide, e che sappiano raccontare e insegnare anche ai bambini da dove arriva il cibo, ovvero dalla terra e dal mare. Le mani, dunque, sono quelle dello chef, ma anche del contadino ovvero del pescatore, che lavorano la terra o manovrano le reti da pesca.
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